Gravina: “Lega Pro a 40? Non diamo numeri a caso. Basta prendersela con gli arbitri. E sui play-off…”

Play-off sempre più vicini, riforma della Terza Serie, proteste arbitrali. TuttoLegaPro.com ha intervistato in esclusiva Gabriele Gravina, presidente della Lega Pro, per capirne di più sui temi caldi del momento.

Iniziamo dalla sfida Tavecchio-Abodi. L’attuale presidente della FIGC ha proposto la diminuzione della Lega Pro a 40 squadre e una retrocessione in meno in Serie A a fronte di 30 milioni di euro da spartire fra Serie B e Lega Pro. La sua risposta su Twitter è stata “Iniziata la campagna alla #cettolaqualunque”. Cosa ne pensa, nel dettaglio, della proposta? E perché, secondo Lei, questi 30 milioni andrebbero solamente alla Lega di B?

“A parte la battuta, la domanda che ci dobbiamo porre è un’altra. Vogliamo continuare a ragionare con le offerte last-minute o in una logica di sistema? La riforma dei campionati, per le sue implicazioni a pioggia, presume un’analisi che non si può esaurire in una proposta estemporanea. Chi ne fa solo un problema di soldi sbaglia. In primis perché lo scenario del mondo professionistico è molto più complesso. Secondo perché quello che dovrebbe essere un nostro diritto, cioè di veder riequilibrati i contributi, non può e non deve passare come una liberalità in chiave elettorale.

Noi dobbiamo stabilizzare il sistema, poi posso convenire, in astratto, che il settore professionistico ha bisogno di una cura dimagrante, ma sparare i numeri a caso è pericoloso. Serve un tavolo di concertazione tra tutte le componenti, comprese AIC, AIAC e Lega Dilettanti (che per effetto della riforma non può essere tenuta fuori) per individuare un modello sostenibile. Questa era una cosa che doveva essere fatta già da tempo e non a 15 giorni dalle elezioni. È un vecchio modo di fare politica che evidenzia ancora di più la necessità di un cambiamento.

Su questi tanto discussi 30 milioni va fatta una riflessione più attenta, perché nel gioco delle mancate retrocessioni dalle serie maggiori, le risorse che sarebbero state destinate a queste società vengono utilizzate per essere erogate alla lega di B e alla Lega Pro. Dove e’ la novità della maggiore contribuzione?”

Anche quest’anno, in Lega Pro, diversi club si sono trovati in difficoltà con stipendi non pagati e indebitamenti importanti, senza contare che il Como, addirittura, è fallito a inizio stagione. Inoltre, con l’introduzione del rating e la riforma degli stadi (entro il 2019), altri club con grande probabilità non riusciranno più a partecipare al campionato di terza serie. Non è che probabilmente la Lega Pro, in maniera fisiologica, oltre a diventare più virtuosa arriverà a 40 squadre entro un paio di stagioni?

“Andiamo per ordine e chiariamo subito un paio di cose. Il Como, che viene dalla serie B, ha pagato gli ultimi stipendi, compreso gennaio, quindi dal punto di vista gestionale è in regola, come lo sono molte altre società. È evidente che in un sistema verticistico come il nostro dove le risorse sono concentrate in pochi soggetti è complicato evitare sofferenze di bilancio. La forbice economica e contributiva tra una società di Lega Pro e di serie A o B è enorme, ed i costi a volte sono molto vicini alla serie B.

Le società di questa Lega ne sono consapevoli e per questo abbiamo iniziato un percorso virtuoso con il progetto rating che, in maniera graduale, le condurrà ad un rapporto gestionale più equilibrato. Voglio sottolineare che il ruolo della Lega non è quello di un censore ma di un tutor che accompagnerà le proprie società attraverso questo percorso. L’auspicio è che questi criteri vengano applicati anche alle altre due categorie professionistiche. Siamo dei vasi comunicanti e dobbiamo garantirci a vicenda perché la riforma del calcio professionistico passa anche per questo. Poi, ripeto, si può parlare di ridimensionamento del settore professionistico – e non solo della Lega Pro – ma eviterei di dare numeri a caso”.

Final Four Play-off: inizia a crescere la curiosità su una delle più grandi innovazioni degli ultimi anni. Eppure potrebbe esserci il rischio di veder passeggiare tra le vie di Firenze, per una settimana, supporters “nemici”. Sarebbe una brutta sconfitta vietare la trasferta a una o più tifoserie ma la possibilità c’è. Non ha paura che una grande festa come quella che state programmando possa essere rovinata o limitata?

“È un’inversione culturale, un processo di crescita che passa attraverso nuove proposte, maggiore visibilità, valorizzazione del prodotto. La Final Four ed i Play Off allargati rappresentano una reale opportunità. Sia la Lega che le società sono convinte che questa sia la strada giusta. Dobbiamo mostrare maturità e guadagnarci rispetto. L’Artemio Franchi è un palcoscenico d’eccellenza, così come lo è, attraverso il villaggio, la fusione tra sport, cultura e territorio. È il nostro must finale di una stagione di grande qualità”.

Le lotte per la promozione e la salvezza sono apertissime in tutti e tre i gironi. Si prospettano tre mesi di grandi emozioni…

“È un bel campionato, equilibrato, di spessore e grande livello tecnico. Finalmente un campionato avvincente, dove tutto è ancora da decidere e aperto ancora a possibilità infinite. Tutto questo non nasce a caso. La diversa conformazione dei due gironi di centro-nord ha dato stimoli diversi. Lo stesso vale per la nuova formula dei play off dove nulla sarà deciso fino all’ultima giornata”.

Con l’avvicinarsi alla primavera rifioriscono le polemiche arbitrali, fatte di sospetti e accuse di favoritismi vari. Un brutto modus operandi che lega, in questi casi, il Nord al Sud. Una situazione, insomma, che rischia di avvelenare il clima di un campionato appassionante e avvincente. Forse non tutti i protagonisti della Lega Pro si ricordano che hanno firmato, a inizio stagione, un “Codice Etico” basato sul fair-play. Pensa che potrebbe intervenire a breve?

“Ha mai visto un campionato senza polemiche arbitrali? Il problema non sono gli arbitri, che oggettivamente possono sbagliare, ma il modello culturale del nostro calcio. Nel corso del campionato possono verificarsi alcune condizioni di gare non perfette, ma scaricare la responsabilità sugli arbitri di una o più sconfitte, o di una posizione in classifica lontano dalle aspettative, non è corretto sia in termini sportivi che etici. Bisogna fare tutti uno sforzo in più. Gli arbitri e le società dovrebbero incontrarsi più volte, confrontarsi. La nostra è una classe arbitrale di prospettiva, un mondo in crescita che opera con professionalità ed impegno. Sa quante persone lavorano attorno agli arbitri della Lega Pro? Oltre 200 a cui vanno aggiunti i 78 arbitri. È uno sforzo enorme e le società lo sanno”.

In queste settimane, tramite le colonne di TuttoLegaPro.com, abbiamo denunciato il ritorno di personaggi del mondo del calcio squalificati, alcuni addirittura alla luce del sole. Non è che servirebbe un maggior controllo?

“Ci sono dei limiti oltre i quali non possiamo intervenire. È il sistema che li deve isolare. Noi siamo pronti a fare la nostra parte come sempre ma, ripeto, il sistema deve respingere questi soggetti, isolarli. Devo, comunque, dire che nei casi in cui la Lega è venuta a conoscenza di situazioni anomale si è immediatamente attivata”.

L’introduzione del nome dei calciatori sulle magliette è stato un bel colpo dal punto di vista della riconoscibilità. Eppure tanti club non hanno store né online né fisico nelle relative città. A volte sembra che le novità introdotte dalla Lega non vengano colte appieno da tutte le società…

“Si, quella di introdurre i nomi sulle magliette e dare maggiore visibilità agli sponsor è stato un salto di qualità necessario. Stiamo lavorando molto sull’area marketing con progetti formativi. Ripeto serve un’inversione culturale. Bisogna capire che una società di calcio è un’impresa e come tale deve essere gestita. Deve saper attrarre le risorse dal territorio ed integrarsi con esso. Deve lavorare sull’accoglienza, sull’immagine, sulla visibilità. Ci stiamo lavorando tutti e questa è un’altra delle grandi scommesse che vogliamo vincere”.

Fonte – Tuttolegapro.com

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