Lega Pro, pres. Gravina: “Dimissioni? Non sarò il becchino della Serie C”

Il campionato di Lega Pro che sta per giungere al termine potrebbe essere l’ultimo per Gabriele Gravina. L’attuale presidente della terza serie, infatti, potrebbe dimettersi per dare un segnale forte al sistema calcistico italiano che “snobba” la categoria più numerosa, ma anche più debole, all’interno del professionismo. TuttoLegaPro.com ha intervistato in esclusiva il numero uno della Lega Pro per fare il punto della stagione e per capirne di più sull’immediato futuro.

Quante possibilità ci sono di dimissioni al termine della stagione?

“Non è una questione di percentuali ma di principi. Ho ripetuto tante volte che sono un imprenditore e amo progettare. E mi piacerebbe farlo nel mondo del calcio perché ha bisogno di cambiamenti condivisi da parte di tutto il sistema. Invece si va avanti per maggioranze e opposizioni, con dirigenti che vogliono dimostrare una capacità di riformare che però non riforma nulla. Perché devo stare in questo mondo? Perché devo continuare a gestire una Lega che sembra essere aggregata al mondo professionistico più per la benevolenza delle serie superiori che per il suo valore centrale e fondamentale per il sistema calcio? So benissimo che così le mie società non potranno sopravvivere e non voglio essere il becchino della Lega Pro. Anzi, della Serie C, visto che è giusto chiamare le cose con il loro nome”.

Negli scorsi giorni il presidente della FIGC Tavecchio ha parlato di un taglio del 30% dei club professionistici. Con un riferimento, quello ai campanili, che chiama in causa direttamente la Lega Pro.

“I tagli del 30% li sento quando vado in giro per negozi durante i saldi. Una riforma è una cosa seria che va condivisa, che nasce dal confronto, dal dibattito e dalla partecipazione. Anche perché la Lega Pro ha già perso il 30% delle sue squadre negli ultimi anni ma non mi pare che i problemi gestionali di tutto il professionismo italiano si siano risolti”.

Cosa pensa dell’idea di un campionato cuscinetto tra la terza serie e il dilettantismo, altra proposta del presidente Tavecchio?

“La distanza tra le prime e le ultime classificate dei nostri tre gironi è nettamente inferiore rispetto alla distanza tra Juventus e Pescara in Serie A. Rispetto alle passate stagioni il divario nella nostra Lega è stato ridotto, ovviamente con le dovute differenze tra i club che puntano al primo posto e chi invece intende mantenere la categoria.
Si tratterebbe, inoltre, di un ritorno al passato: non capisco perché abbiamo tolto la C2 qualche anno fa. Il problema del salto tra la Serie C e la D è lo stesso che si ritrova fra le altre leghe professionistiche. Il problema si risolve migliorando la qualità dei campionati e con logiche di sistema che evitino i problemi delle neopromosse e delle retrocesse”.

A tal proposito un dato curioso: escludendo il Pisa, retrocesso dopo un solo anno, le altre tre squadre salite in B nella passata stagione hanno disputato ottimi campionati. La SPAL è volata in Serie A, Benevento e Cittadella si sono qualificate per i play-off.

“Questa è una vittoria per tutta la Lega Pro che dimostra di avere la capacità di aiutare i propri club nello strutturare al meglio la governance e l’organizzazione interna. La retrocessione del Pisa non è stata un caso: i toscani hanno pagato a caro prezzo i problemi societari interni, non sono riusciti a strutturarsi al meglio e, per questo, sono ritornati in Lega Pro. Mi dispiace per loro, spero possano ripartire subito alla grande. I risultati meravigliosi della SPAL, invece, sono arrivati grazie a una gestione praticamente perfetta da parte della società. Proprio ieri sera ho avuto il piacere di rivedere il patron Mattioli: abbiamo un bellissimo rapporto e ne ho approfittato per esprimergli dal vivo la mia grandissima soddisfazione. La squadra spallina ha avuto un’escalation incredibile come in precedenza Carpi, Sassuolo e Frosinone. E non dimentichiamoci di Cittadella e Benevento ai play-off da neo-promosse: chi sale dalla Lega Pro alla B, ed è un dato di fatto, soffre molto poco il salto di categoria”.

All’inverso chi scende dalla B fallisce e chi sale dalla D spesso è nei guai. Prova ne sono i ripescaggi della passata stagione: su 10 club ripescati, due sono retrocessi e quattro sono ai play-out…

“Quando parlo di sistema a questo mi riferisco. Se si ha la capacità di partire dal basso con un’organizzazione stabile e sostenibile, come i club che dalla terza serie approdano alla cadetteria, si può arrivare a grandi livelli. Quando invece retrocedi e non hai avuto la capacità di far dialogare le due leghe, è evidente che fallisci. Il divario tra B e C purtroppo è esagerato, non è proponibile. Il problema non è la riduzione, è innalzare la qualità. E non la innalzi semplicemente distribuendo contributi ai tuoi club: chi scende dalla Serie B spesso fallisce perché oberato dai debiti o perché non ha un modello gestionale sostenibile.
In sintesi: chi adotta criteri di solvibilità e credibilità può puntare in alto. Chi punta solo alla ripartizione delle risorse prima o poi fallisce.
Per quanto riguarda i club ripescati bisogna sottolineare che alcune di queste squadre erano già retrocesse un anno fa, segno che qualcosa dal punto di vista sportivo già non era andato per il verso giusto in passato. Non bisogna generalizzare anche perché ogni caso fa storia a sé e può dipendere dalla programmazione sportiva, dalle condizioni ambientali o da scelte di politica aziendale”.

Dispiace, invece, vedere club che non hanno pagato ancora parte degli stipendi o già penalizzati ottenere la salvezza ai danni di club che hanno rispettato sempre tutte le scadenze…

“Mi trovi d’accordissimo. Quando si parla di riforme bisognerebbe incidere anche su questo. Perché non accorciamo le tempistiche nei pagamenti? Perché non si applicano meccanismi di maggior puntualità nell’erogare sanzioni? Mettiamo nuove condizioni: pagare gli stipendi mese per mese e mettere in atto controlli più veloci. Non capisco perché gli emolumenti di gennaio e febbraio devono essere pagati ad aprile, facendo sì che non ci sia più tempo di irrogare le giuste sanzioni. Invece di preiccuparci del 30% di squadre in meno, direi di mettere il 30% in più di attenzione e risorse per i controlli. Se così fosse le società sarebbero più attente, impostando correttamente le spese. E’ giusto però sottolineare che quest’anno le criticità sono state 3-4 e non più una decina come accadeva nel recente passato. Le penalizzazioni sono state notevolmente ridotte, mi sembra che ci sia un trend positivo”.

Nel finale della regular season ha fatto il giro d’Italia la protesta della Racing Club Roma, fino all’ultimo disposta a non scendere in campo contro la Cremonese per protestare contro le inadempienze di altri club…

“In questo caso abbiamo avuto un esempio tipico di chi crea situazioni di tensione all’interno del calcio. Qualcuno, e non voglio commentare oltre, ha dato informazioni errate al presidente Pezone. Informazioni su sedicenti club inadempienti che giustamente hanno causato una forte reazione dei capitolini”.

Tornando per un attimo alla governance con l’arrivo del nuovo diggì Mario De Luca al posto di Francesco Ghirelli, adesso segretario generale. Quest’ultimo potrebbe così diventare il nuovo presidente dopo le sue dimissioni?

“La scelta di De Luca non c’entra nulla con la poltrona di presidente della Lega Pro. In maniera responsabile e in piena condivisione con Ghirelli, abbiamo capito che non bisogna essere egoisti quando si guida un’istituzione così importante ma bisogna, al contrario, creare le condizioni per la guida futura della Lega. In Italia purtroppo non c’è la cultura dei giovani, il nostro appare un paese di vecchi. Il nuovo diggì è un ragazzo molto giovane, professionalmente valido, capace e molto serio. In lui abbiamo visto le potenzialità e la voglia di fare bene. E’ chiaro che deve accrescere il proprio bagaglio di conoscenza. Cosa mi aspetto da lui? Creatività: i giovani ne hanno tanta e tanta ne serve a questa Lega”.

Passiamo al calcio giocato: cosa ne pensa dei play-off in corso? E cosa dobbiamo aspettarci dalle finali di Firenze?

“L’organizzazione delle Final Four è molto impegnativa e coinvolge professionisti importanti. Sarà un evento straordinario ed eccezionale per la storia della Lega Pro, al di là della formula sportiva: coinvolgeremo i bambini, le tifoserie, toccheremo temi locali e internazionali. Per quanto riguarda i play-off è doveroso sottolineare che il loro allargamento ha portato a gare combattute durante la regular season fino all’ultimo secondo”.

A proposito di rivoluzione culturale, l’introduzione del terzo tempo è parsa un po’ forzata a una parte degli addetti ai lavori.

“Al momento sta andando tutto bene. Vedo un buon clima, anche se siamo ancora agli inizi. Speriamo che tutto proceda per il verso giusto. Dobbiamo capire che la Lega Pro, e questa proposta ne è l’esempio, sta lanciando un messaggio di una vera e propria rivoluzione culturale: non dobbiamo avere paura del cambiamento”.

Foggia, Cremonese e Venezia in Serie B. Tre grandi piazze che salutano la Lega Pro…

“Io sono contentissimo perché la nostra Lega deve promuovere, formare e costruire. Anzi, ripeto che mi dispiace per il Pisa che non è riuscito a capitalizzare al massimo la promozione. Io non ragiono con la logica della quantità. La mission della Lega è quella di preparare e attrezzare al meglio le proprie squadre in modo che possano essere protagoniste anche in altri campionati. Del resto se il 40% degli attuali calciatori di Serie A è passato dalla Lega Pro vuol dire che nel nostro piccolo si è svolto un grande lavoro, sottolineato dalle due convocazioni di calciatori di terza serie per i Mondiali Under 20”.

Riguardo i giovani e alle polemiche sulla riduzione degli over: ci sono novità?

“Il ritorno ai giovani deve essere un fatto di progettualità: non solo le rose devono avere all’interno più ragazzi promettenti ma la competizione sportiva deve aumentare sempre più la propria qualità. La mia idea è quella di un piccolo ritocco verso il basso degli over, che dovrebbero diventare 14. Faremo in modo che vengano tutelate i diritti e gli interessi dei giocatori e delle società: non dimentichiamoci che sono quest’ultime a mantenere in piedi il sistema e noi dobbiamo dare loro la possibilità di investire”.

Capitolo tifosi: anche quest’anno troppe trasferte vietate. Al Catania addirittura nei play-off…

“Complessivamente il numero degli spettatori è cresciuto. Riguardo i play-off nella prima fase non c’è stata una grandissima presenza di pubblico, nella seconda invece ci sono già stati dei record importanti. Sulle trasferte vietate non voglio entrare nel merito delle decisioni : è chiaro che quella di Juve Stabia-Catania è stata una sconfitta per la Lega, per gli etnei e per il calcio. Sarebbe più giusto a volte cercare di immedesimarsi in quelle che sono le dinamiche del calcio perché troppo spesso chi deve decidere tende a generalizzare e semplificare. Privare una squadra della propria tifoseria significa togliere senso all’esistenza della squadra stessa: senza il pubblico a cosa serve scendere in campo?”.

Fonte – Tuttolegapro.com

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