FOGGIA: IL CAPOLAVORO DI STROPPA

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La trasferta del Foggia a Carpi è la dimostrazione di come un allenatore possa essere l’artefice principale di un trionfo.

Le dichiarazioni del pre-partita Cominciamo l’analisi dal dopo gara di sabato scorso contro il Palermo: uno Stroppa rasserenato dalla buona risposta della squadra dopo la batosta di Avellino, afferma, davanti ai microfoni della stampa che i suoi ragazzi sono pronti a ripartire. Il calendario non gli dà una mano, il Foggia è costretto a giocare lontano da casa per ben due turni consecutivi, programmati a soli cinque giorni di distanza l’uno dall’altro. A primo impatto e per chi non ha avuto modo di conoscerlo, sembrerebbe che una malcelata spavalderia, mista a tanta rassegnazione, sia il sentimento predominante che induca il mister a tale proclama. Il ruolino di marcia in trasferta è a tutti tristemente noto e i due 5-1 rimediati contro “nemici” storici sono difficili da giustificare anche per il più ottimista dei tifosi.

Il primo tempo A Carpi, Stroppa non cambia o meglio cambia meno. Conferma per dieci undicesimi la formazione che aveva pareggiato contro i siciliani sostituendo il solo Fedele con Agazzi. Scelta incomprensibile per chi si auspicava una mediana più fisica. Ed invece ecco in campo i tre “cuccioli” Vacca, Agnelli ed appunto Agazzi affrontare i giganti del calibro di Mbaye, Jelenic e Sabbione.

L’inizio della tenzone sembra un copione pedissequamente recitato a memoria dai satanelli, passano solo nove minuti e complice il solito errore difensivo – questa volta tocca a Camporese – il Foggia subisce il gol di Mbakogu. Curioso sarebbe conoscere di quanto sia aumentato da quel momento il dato delle puntate on line sulla goleada dei padroni di casa. Il primo tempo trascorre più lento che inesorabile con un Carpi che controlla e con i rossoneri che cercano di far ruotare il pallone così come vuole il capo. Il solito Guarna, ad un minuto dal riposo, ci mette il guantone, ma i portieri servono soprattutto a questo.

La ripresa Non sappiamo cosa abbia detto ai suoi nello spogliatoio, fatto sta che Giovannino manda in campo nella ripresa il redivivo Floriano al posto di uno spento Fedato. Raschiare il barile? Neanche per sogno! In settimana lo aveva annunciato, Floriano scalpita ed è in gran forma. Sulla fascia sinistra, infatti, c’è maggiore frenesia ed anche la squadra sembra rigenerata dalla pausa. Dopo quattro minuti arriva il pareggio di Martinelli su azione da corner. Il Carpi non ci sta ed esce dalla tana preoccupando e non poco la retroguardia avversaria. Ed allora Stroppa decide di dare una marcia in più anche all’altra fascia, cambiando sulla destra Nicastro con Chiricò. Passa solo un minuto dalla sostituzione ed al 20’ del secondo tempo lo sgusciante esterno brindisino raddoppia su assist, pensate un po’, di tale Floriano. Dopo un minuto gli emiliani rimangono in dieci per il doppio giallo comminato a Saber. Tutto sembra filare liscio tranne i minuti che trasmettono quella maledetta sensazione che non trascorrano mai. Quando ne mancano sette al novantesimo, Mazzeo dopo la solita prova di sacrificio viene richiamato in panchina per far posto al suo alter ego Beretta. Anche su di lui si era espresso Stroppa: “MI serve a dare più profondità alla squadra” e così è stato. Sei minuti dopo il suo ingresso in campo l’ex milanista si invola verso la porta biancorossa, trafigge Colombi e mette in cassaforte il risultato.

Carpi come Melfi Con il senno di poi Stroppa le ha azzeccate tutte proprio come l’anno scorso quando dopo la sconfitta casalinga con il Fondi dichiarò, fra lo scetticismo generale e con la squadra quarta in classifica, che il Foggia avrebbe conquistato la promozione. A quella gara seguì la trasferta di Melfi che fu vinta in maniera sofferta con lo stesso risultato di Carpi e che rappresentò il punto di inversione del campionato dei satanelli che da quel 1-3 cominciarono la loro cavalcata trionfale.

Ah per la cronaca, Agazzi è risultato il migliore in campo.

Fonte – Pianetaserieb.it

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