L’addio a Boscaglia e l’arrivo di Marino: «Cellino revolution»

Nessuno potrà dire che è lento. E rock lo è di sicuro.

Massimo Cellino sceglie i ritmi veloci, e del resto non ha scelta perché questa Serie B non aspetta. Per ricostruire il Brescia bisogna fare la rivoluzione? E allora che rivoluzione d’ottobre sia. Sotto ogni punto di vista.

Non è nemmeno passato troppo tempo, dall’arrivo dell’imprenditore sardo alla guida della società biancazzurra. Quando è arrivato, l’amministratore delegato era Rinaldo Sagramola; l’allenatore, Roberto Boscaglia. Due mesi dopo, Sagramola è in uscita (in vacanza, senza più responsabilità da timoniere visto che l’amministratore unico ora è il neo presidente); Boscaglia è già uscito, esonerato ieri. Anche se l’ufficialità è attesa oggi.

Il nuovo tassello del mosaico celliniano è Pasquale Marino. L’allenatore del Brescia che si insedierà ufficialmente oggi, in tempo per dirigere l’allenamento pomeridiano e preparare la prossima partita, che incombe: sabato è dopodomani, arriva il Novara dell’ex centrocampista biancazzurro Eugenio Corini. La sfida con un passato recente che Boscaglia, l’anno scorso sulla panchina piemontese, manca per un soffio.

BOSCAGLIA ieri ha diretto il suo ultimo allenamento da tecnico del Brescia, al San Filippo. Poi ha ricevuto la notizia del suo esonero, che era nell’aria da giorni ormai. La sconfitta con l’Entella, uno scivolone soprattutto per il gioco che la squadra non ha saputo esprimere dopo la mezz’ora iniziale, squagliandosi al primo gol preso, è stata decisiva. Ma è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo. E non perché Cellino non stimi Boscaglia. Anzi. Il problema è che Cellino chiedeva a Boscaglia qualcosa che poi, nei fatti, non stava vedendo in campo.

IL PRESIDENTE vuole un Brescia arrembante, propositivo, che si curi del risultato sì, ma fino a un certo punto. Una squadra che faccia calcio in prospettiva, e la prospettiva è la missione-promozione da compiere l’anno prossimo. Non è tanto importante la difesa a 4 anziché a 3, ma l’atteggiamento. Una squadra spavalda e meno altalenante: questo spera Cellino che il Brescia possa diventare. I segnali delle ultime due trasferte (anche della ripresa di Terni) non gli sono parsi incoraggianti.

MARINO è stato contattato ieri, una volta presa definitivamente la decisione di cambiare. È atterrato in serata a Verona, dove sono andati ad accoglierlo il team manager Edoardo Piovani e il collaboratore Francesco Filucchi, reduci dalla riunione pomeridiana in sede col presidente. Oggi sarà la prima giornata bresciana del neo tecnico. Cellino prima di sottoporgli un contratto da firmare (annuale, con opzione), ha valutato varie opzioni: impraticabile Guidolin, in stand-by Iachini, sondati De Zerbi, Mandorlini e Di Carlo, incontrato Cosmi, è emerso Marino. Che con il Catania vinceva e divertiva, che ha esperienze di alto livello (dall’Udinese al Parma) e l’anno scorso ha sfiorato la promozione con il Frosinone, vedendo il suo sogno svanire nella semifinale playoff contro il Carpi.

Boscaglia, che due annate fa aveva condotto il Brescia a una salvezza tranquilla (54 punti), lascia in eredità 10 punti in 8 partite, frutto di 2 vittorie e 4 pareggi (contro 2 sconfitte). Un cammino in linea con gli obiettivi di una formazione costruita a cavallo fra due gestioni, nella fretta, e certamente da rinforzare a gennaio. Marino sarà chiamato a dare una fisionomia compiuta a un gruppo che ha espresso anche buon gioco e ottenuto successi di valore (l’impresa di Parma in un campo ridotto a piscina, l’affermazione prestigiosa sul Perugia, in rimonta). Un Brescia che dovrà ridurre le pause e saper gonfiare il petto anche in trasferta, anche quando il gioco si farà duro come a Chiavari. Un Brescia meno lento e più rock, nelle intenzioni e nelle reazioni alle difficoltà della Serie B.

Fonte – Bresciaoggi.it

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