Lite davanti all’hotel Continental: «Noi quelli aggrediti dallo staff del Foggia»

pisa calcio
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Il racconto dei protagonisti (per caso) della lite a Tirrenia. L’occhio nero di Gerbo già visibile in campo dopo lo scontro con il proprio portiere di Pietro Barghigiani.

Un fatto, due versioni e la verità che poco alla volta viene messa a fuoco e diventa sempre meno relativa. Nasce da un equivoco e finisce al pronto soccorso, con strascichi che arrivano fino alla scrivania del ministero dell’Interno, Angelino Alfano, l’episodio avvenuto intorno alle 22 di domenica davanti all’Hotel Continental con il calciatore pugliese Alberto Gerbo in ospedale con un occhio nero. Definitiva, anche a bocce ferme, la ricostruzione della dirigenza pugliese: «Lo hanno aggredito i tifosi del Pisa». Una frase che ai tempi di Internet ha avuto come risposta cronologica dell’ecchimosi le sequenze fotografiche diffuse in Rete. I fotogrammi cristallizzano il volto del centrocampista con l’occhio sì nero, ma perché colpito in un contrasto fortuito con il suo stesso portiere al 3′ del secondo tempo.

Se la società del Foggia blinda, anche a livello istituzionale, una scena in cui gli aggressori sarebbero i pisani e gli assaliti i giocatori rossoneri, gli altri protagonisti del “duello” non solo smentiscono la ricostruzione uscita dalle fonti foggiane, ma trovano riscontri anche nelle informative di carabinieri e polizia. Aveva passato la giornata al mare e neanche si era presentati allo stadio, la famiglia che con un amico, si è ritrovata al centro di un parapiglia magari innescato da un “Forza Pisa” urlato da un passante durante l’arrivo del pullman del Foggia in piazza Belvedere. «Gerbo? Neppure sfiorato. Casomai sono stato io l’aggredito da dirigenti e giocatori del Foggia che si sono scatenati come delle furie solo perché i miei amici e la loro figlia avevano la maglia rossa con la croce bianca, simbolo di Pisa».

È acciaccato e dolorante al costato (al pronto soccorso gli hanno dato 10 giorni di referto, ndr), Ledjan Gega, 22 anni, albanese, residente a Pisa, dipendente di una società di servizi. Anche lui si è presentato in ospedale rimanendoci fino alle 3. Il suo racconto e quello di Annalisa Fastelli, pisana doc, coinvolta nel fraintendimento post gara, ribaltano la versione del Foggia Calcio. «Eravamo stati al mare e poco prima delle 22 mamma e bimba decidono di prendere un gelato – inizia Gega -. Con il marito della mia collega sono rimasto in auto, poco distante».

Aggiunge la donna: «Siamo grandissimi tifosi del Pisa e di Gattuso in particolare. Mentre eravamo in gelateria ho sentito dire che sarebbe arrivato il pullman del Pisa. Era una voce sbagliata, ma non potevo saperlo. Così ci siamo incamminati verso l’albergo dal quale saremmo dovute passare per tornare all’auto». In quel frangente si accende la miccia che rende involontari bersagli del Foggia la famiglia e l’amico albanese. Un tifoso vede i colori dell’avversario pugliese e urla “Forza Pisa”. Inizia una discussione molto alterata. «Mia figlia aveva la maglietta della città di Pisa, rossa con la croce bianca – riprende Fastelli -. Ci hanno viste e devono aver pensato chissà cosa. Hanno perso la testa».

Riprende Gega: «Il marito di Annalisa è andato in soccorso di moglie e figlia che erano state accerchiate. L’ho subito raggiunto. Quando sono arrivato un dirigente del Foggia mi ha sputato in faccia. In almeno sette-otto tra giocatori e altri dello staff mi hanno aggredito con calci e pugni». I numerosi carabinieri di scorta al pullman dei pugliesi hanno cercato di bloccare il principio di tafferugli. Ma lo scontro è degenerato nella violenza fisica. «Mia figlia – si accalora Fastelli – non ha neanche 15 anni e l’hanno spinta contro un’auto facendola sporcare con il frappè che avevamo appena comprato. È stata un’aggressione del tutto gratuita. E che il Foggia dica che siamo stati noi a picchiare il loro giocatore è davvero vergognoso. Gerbo avrà preso un colpo durante il parapiglia, non certo dal nostro amico». Ledjan, che annuncia di voler denunciare i suoi aggressori, ripete più volte «te lo giuro» quando rimette in fila i passaggi di quello che è stato presentato dal Foggia come un assalto alla squadra. L’altra campana racconta, invece, di una famiglia a passeggio in una domenica di inizio estate che si trova al centro di una bagarre. «La nostra colpa forse è stata quella di avere la maglia rossa con la croce del Pisa» prova a spiegare Fastelli. Ai foggiani deve aver fatto lo stesso effetto dei tori durante la corrida.

Fonte – Iltirreno.it

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Cosa vi avevo detto. Questi bisogna schiantarli in campo. Risposta sul campo rifilandogli almeno 4 gol