Via i presidenti senza soldi e under con lo “zainetto”. La giusta battaglia dei diesse dissidenti

Il calcio di Serie C è entrato nella sua fase cruciale. Come già anticipato. E’ iniziato il periodo più delicato. Dove si tracciano le linee guida. I passi più importanti di quella che sarà la stagione agonistica. Da qui a un mese sapremo. Organico, ripescaggi, gironi.

Alla base di tutto sta la forza economica delle Società. Va dimostrata. La settimana che stiamo vivendo serve già da “cartina di tornasole” per diversi club. Fossero onorate, nella loro totalità, le scadenze del 24 giugno si sarebbe fatto un grande passo avanti. Se poi tutti i presidenti fossero in grado di regolarizzare, nei termini, le procedure per il rilascio delle licenze nazionali si sarebbe fatto un triplo salto in avanti. Si darebbe l’avvio al campionato senza l’handicap delle penalizzazioni. Il primo, dopo tempo immemorabile. Sarebbe un segnale di grande capacità manageriale dei presidenti. Una dimostrazione di grande solidità economica per tutta la categoria. Quello che da tempo si cerca di affermare.

Non sarà così purtroppo. Non è necessario prolungarsi nell’elenco dei club in accertate difficoltà economiche. Risulta incomprensibile, a questa altezza, il comportamento di alcuni presidenti. Le regole, nella gestione Gravina, sono diventate stringenti. Di più, concedetemelo. Stipendi e contributi di luglio ed agosto dovranno essere pagati entro il 10 settembre. Il saldo di giugno entro la metà dello stesso mese. Chi non ha nella disponibilità la necessaria, indispensabile provvista farebbe bene a mettersi da parte. Subito.

Come coloro che intendono essere ripescati dalla serie D. Fondo perduto e iscrizione valgono circa 350 mila euro. Soltanto una piccola parte è dilazionata. In più ci vuole una fidejussione che, al minimo, è di 350mila euro. Ottenuto l’accesso alla serie C,  bisogna sommare a questo le incombenze economiche sopra indicate.

Per più di qualcuno potrebbe essere una vittoria di Pirro.

A quelli consiglio molta attenzione: le tifoserie non scherzano, soprattutto quelle che si accorgono di essere state prese in giro.

Sarà, in ogni caso, una stagione interessante. Impreziosita dalla presenza di club altamente rappresentativi. Qualcuno li ha voluti già definire da prima fascia. Sarà un campionato avvincente. Per la nuova formula dei play off allargati sino alla decima posizione.  Anche per il sistema che riguarda la zona retrocessione, che necessita comunque di una rivisitazione approfondita. Il dibattito si è acceso sulla decisione delle liste non bloccate, limitata ai 16 calciatori over e con una possibilità illimitata di “under”. I nati negli anni 1994 e successivi.

Ci saranno club che andranno certamente oltre. Indicando nelle liste gara giocatori over al di là del consentito. Saranno sanzionate alla prima ed alla seconda chiama. Per poi, alla terza volta, essere estromesse dalla ripartizione dei proventi. A vantaggio di chi rispetta le regole. Sono decisioni delle quali ognuno se ne assume la responsabilità. Venezia e Foggia per esempio, sul settore giovanile e sull’inserimento in prima squadra di qualche giovane, hanno certamente vedute ed esigenze diverse da Prato ed Ancona.

Esiste un deterrente anche per gli “under” che viaggiano con il famigerato zainetto. Gli improponibili. Campioni solo agli occhi di papà. Se ne potranno tesserare una infinità, sicuramente, ma lo splafonamento del budget comporterebbe il lievitamento degli importi delle fidejussioni da depositare a garanzia. La spesa non varrebbe più l’impresa.  Al di là di una riflessione: il dirigente che avverte quella necessità dovrebbe proprio evitare di fare calcio.

Il gruppo dei dissidenti, chiamo così i direttori sportivi che contestano l’operato dell’adise e il disinteresse delle Istituzioni del calcio per la categoria, sta facendo proseliti.

I presidenti possono assumere tutti i consulenti di mercato che vogliono. Anche se agenti di calciatori. Ai miei tempi si chiamavano procuratori. Possono liberamente affidare la responsabilità dell’area tecnica. La norma deve essere però regolamentata. Chi non ha titolo, non può lavorare nel calcio.

La categoria dei Direttori Sportivi è una componente, del calcio, riconosciuta dalla Federazione. Coverciano  ne “laurea” in quantità industriale. Anno dopo anno. Il ruolo è ormai inflazionato, in rapporto alla scarsa disponibilità dei posti di lavoro. Sarebbe il caso di bloccare, per un po’ di tempo, quei corsi di formazione. Sono diventati soltanto una fabbrica, oltremodo onerosa, di illusioni. Tanto a lavorare ci vanno soltanto i raccomandati, gli abusivi e quelli forniti dell’ormai famoso zainetto.

Il gruppo dei dissidenti, del quale mi onoro di far parte, si sta infoltendo. Non è una accolita  di “disoccupati”. Mi sono volutamente estromesso dall’adise da tempo immemorabile. La battaglia che quel gruppo vuole condurre non è sulla rincorsa al posto di lavoro. Si fonda sulla tutela dei diritti della categoria. I Direttori Sportivi non sono rappresentati in Consiglio Federale. Sono, da sempre, esclusi da tutte le Commissioni di studio istituzionali. A differenza di altre categorie non sono tutelati, economicamente, da fondi di garanzia. Il loro ruolo, nell’organigramma societario, può essere ricoperto anche da un semplice segretario. Non sono tutelati dal punto di vista sanitario. Perche non sono sottoposti a visita medica? er esempio. Chi è in possesso del titolo professionale non gli viene riconosciuto in serie D.

L’adise, ammesso che lo sia mai stato, non è l’interlocutore che può rappresentare la categoria in ambito federale. Vi è, in un orizzonte non lontano, il risveglio delle menti. Principalmente nell’interesse dei più giovani.

Che sia finalmente la volta buona?

Fonte – Tuttolegapro.com

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